Pubblicità Rai: un secolo di spot diventati arte

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Fino al 7 giugno la Triennale ospita una rassegna che ricostruisce un secolo di pubblicità italiana e mette al centro il ruolo della concessionaria Rai: una storia che spiega come immagini, colori e spot abbiano plasmato consumi, gusti e linguaggi visivi nel Paese. La mostra non è solo memoria: invita a riflettere su ciò che la comunicazione ha costruito — e su cosa potrebbe significare oggi, tra sostenibilità e tecnologie digitali.

La mostra celebra i 100 anni di Sipra, considerata tra le concessionarie pubblicitarie più longeve d’Europa, e offre una panoramica ampia che attraversa manifesti, caroselli televisivi, filmati d’epoca e installazioni contemporanee. Curata dallo storico della comunicazione Peppino Ortoleva insieme a Giuliana Galvagno, l’esposizione è organizzata in quattro aree tematiche che collegano passato e futuro: i media, i mercati, i pubblici e le possibili evoluzioni del linguaggio pubblicitario.

Immagini che sono diventate patrimonio visivo

Tra i materiali esposti si trovano opere originali e pezzi d’archivio che rivelano come grafica e arte si siano incrociate con la comunicazione commerciale. Alcuni artisti del Novecento hanno trasformato manifesti pubblicitari in veri e propri oggetti d’arte, mentre la televisione ha introdotto nuovi codici narrativi che hanno parlato a generazioni diverse.

La rassegna mette in dialogo contributi delle Teche Rai e dell’Archivio Cinema Impresa, insieme a una selezione di spot premiati che documentano l’evoluzione del linguaggio visivo tra bianco e nero e colore, sino alle sperimentazioni più recenti.

  • Opere storiche: manifesti e illustrazioni di autori come Ferdinando Depero e Mario Sironi.
  • Archivi filmici: sequenze televisive e spot conservati dalle Teche Rai e dall’Archivio Cinema Impresa.
  • Installazioni immersive: spazi interattivi che ricreano l’esperienza sensoriale degli spot.
  • Prospettive contemporanee: contributi di artisti come Yosuke Taki, che mettono in discussione temi attuali quali responsabilità e sostenibilità.

Il passaggio al colore, spiegano i curatori, non è stato solo una questione tecnica: ha cambiato la percezione del prodotto e l’immaginario dei consumatori. I pigmenti più vivaci hanno ampliato la gamma sensoriale della pubblicità, contribuendo a definire nuove mode e aspettative.

Un secolo raccontato per generazioni

La mostra attraversa i decenni con box dedicati a sei generazioni di italiani: ogni sezione mette a fuoco come pubblicità, prodotti e media abbiano intercettato bisogni reali e aspirazioni sociali. Il periodo del Carosello — tappa fondamentale della storia televisiva italiana — viene presentato come momento di transizione culturale e tecnica, quando la tv scolpì nuove abitudini quotidiane.

Non manca un richiamo alle radici futuriste dell’incontro tra arte e réclame, con manifesti che testimoniano l’impegno di movimenti artistici a ridefinire la funzione comunicativa dell’immagine pubblicitaria.

Significativa è la presenza dell’opera R.U.R. di Enrico Prampolini (1928), collocata nella parte finale del percorso: un lavoro che, con toni quasi profetici, immagina un rapporto tra macchine e società e apre la riflessione sulle tecnologie che oggi influenzano la pubblicità digitale.

All’interno dell’esposizione è prevista anche una sala interattiva dove i visitatori possono lasciare le proprie «parole per il domani», un invito diretto a interrogarsi su quali messaggi e valori vogliamo che la comunicazione porti avanti.

Luca Poggi, amministratore delegato di Rai Pubblicità, ha sottolineato come la mostra non celebri solo un’azienda ma racconti il contributo dell’intero sistema pubblicitario alla costruzione del mercato e dei linguaggi in Italia nel corso del secolo.

Per il pubblico la rassegna rappresenta dunque un’occasione sia storica che pratica: chiunque si interessi di comunicazione, design o storia sociale troverà spunti per capire meglio come si è giunti all’odierno paesaggio mediatico — e quali scelte potrebbero definirne il futuro.

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