Più di 220 dirigenti provenienti da ogni regione si sono riuniti a Milano per la 107ª Assemblea nazionale di Manageritalia, che ha messo al centro la necessità di ripensare i rapporti tra politica, imprese e management. L’appello principale è chiaro: senza un nuovo patto istituzionale e investimenti mirati sulle persone l’Italia rischia di perdere slancio su produttività e competitività.
Il presidente di Manageritalia, Marco Ballarè, ha rilevato come lo sviluppo delle imprese dipenda sempre più da competenze avanzate e dalla qualità del capitale umano. Per i partecipanti, la sfida non è solo tecnologica ma anche educativa: servono programmi di formazione continua e politiche che favoriscano il ricambio organizzativo.
Sul piano internazionale, il professor Vittorio Emanuele Parsi ha offerto una lettura dello scenario globale definendone l’instabilità come un elemento strutturale: crisi geopolitiche, tensioni commerciali e cambiamenti nelle catene del valore impongono alle imprese italiane di adattarsi con strategie più resilienti.
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Quali sono i punti chiave emersi a Milano
- Necessità di un nuovo accordo tra pubblico e privato per sostenere crescita e investimenti;
- Priorità alle politiche di upskilling e alla valorizzazione del talento nelle aziende;
- Richiamo all’adozione di modelli organizzativi più flessibili per gestire l’instabilità geopolitica;
- Maggiore dialogo tra management e istituzioni per tradurre le esigenze produttive in misure concrete.
La discussione ha mescolato analisi macroeconomiche e casi pratici: oltre alle strategie di sviluppo, sono emerse preoccupazioni sui tempi e sui meccanismi attraverso cui le politiche pubbliche possono tradursi in reale impulso alle imprese. Diversi partecipanti hanno sottolineato la necessità di semplificare gli incentivi fiscali e di favorire partenariati tra imprese e centri di formazione.
Per il tessuto produttivo italiano, le implicazioni sono immediate. Aziende e manager devono accelerare sulla formazione interna, rivedere piani di carriera e investire in leadership adattiva. Sul versante istituzionale, invece, il messaggio è che servono regole chiare e stabilità per attirare investimenti a lungo termine.
Non si sono proposte soluzioni univoche, ma dall’Assemblea è emersa una linea condivisa: senza mettere al centro le persone e le loro competenze, ogni strategia digitale o industriale rischia di essere sterile. Nei prossimi mesi sarà cruciale vedere se il dialogo tra Palazzo e imprese si trasformerà in misure concrete e calendarizzate.
Il confronto di Milano lascia quindi aperte due grandi domande per il paese: chi guiderà la transizione delle competenze necessarie al mercato del lavoro futuro, e con quali strumenti lo Stato sosterrà questa trasformazione. La risposta determinerà in larga parte la capacità dell’Italia di competere nei prossimi anni.











