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Un’indagine della procura di Cagliari e della Guardia di Finanza ha portato allo scoperto un presunto crac da circa 78 milioni di euro legato all’agenzia per il lavoro Lavoro Migliore spa: decine di lavoratori rischiano di non vedere versati i contributi previdenziali, mentre su più province italiane sono scattate misure cautelari. La portata dell’operazione solleva interrogativi immediati sulla tutela dei diritti dei dipendenti e sulla vigilanza sul mercato del lavoro somministrato.
Arresti e provvedimenti
In otto province italiane la Guardia di Finanza ha eseguito un’operazione coordinata dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia. La giudice per le indagini preliminari Claudia Falchi Delitala ha disposto gli arresti domiciliari per sei persone e l’obbligo di firma per altri indagati; ulteriori persone risultano indagate a piede libero.
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Tra i provvedimenti cautelari spiccano le misure nei confronti di chi, secondo l’accusa, avrebbe guidato il sistema di società che ha drenato risorse dall’agenzia. Le autorità parlano di una rete composta da oltre dieci entità, anche con sedi in Romania.
L’accusa e le modalità contestate
I finanzieri del Nucleo di polizia economico‑finanziaria di Cagliari, diretti dal colonnello Paolo Pettine, hanno ricostruito un presunto schema di distrazione di fondi avvenuto negli anni a partire dal 2018. Gli investigatori sostengono che, attraverso società collegate e prestanome, sarebbero stati sottratti circa 78 milioni di euro dalle casse di Lavoro Migliore.

Secondo l’ipotesi accusatoria il denaro sarebbe stato convogliato verso imprese satellite tramite pagamenti gonfiati, fatture per servizi mai resi e giroconti contabili che trasformavano trasferimenti opachi in ricavi apparentemente legittimi. Gli inquirenti segnalano inoltre manipolazioni di bilancio, con crediti fittizi e una sottostima dei debiti verso gli enti previdenziali.
Chi sono i soggetti coinvolti
Le persone colpite dalle misure cautelari includono dirigenti, presunti gestori di fatto e soggetti collegati alla catena delle società. I nomi citati nelle misure riguardano persone residenti in diverse province, tra cui Cagliari e Livorno.
| Società | Sede segnalata |
|---|---|
| Chimeco Servizi srl | Cagliari |
| Zeus Sistemi ssrl | Elmas (CA) |
| Zeta srl | Elmas (CA) |
| Sc Cos Paghe srl | Romania |
| CMV Group Work srl | – |
| Shalara srl | Roma |
| Kokunu srl | Roma |
| Tiche Group srl | Pomarance |
| Zodiac srl | Cagliari |
| M&C srl | Genzano di Roma |
| Studio Chironi srl | Cagliari |
Impatto sui lavoratori e responsabilità previdenziali
Al centro dell’allarme ci sono i dipendenti: l’accusa indica che la società avrebbe accumulato debiti consistenti verso gli enti previdenziali, lasciando scoperti versamenti contributivi per decine di milioni. In pratica, molti lavoratori potrebbero trovarsi privi di tutele pensionistiche e previdenziali legate a periodi di lavoro somministrato.
Per le autorità si configura anche il reato di autoriciclaggio, legato al rientro nel circuito economico di somme originate da operazioni fittizie. Le verifiche continueranno per stabilire l’entità dei crediti inesistenti inseriti in bilancio e la posizione patrimoniale dei soggetti coinvolti.
- Effetti immediati: possibili mancati pagamenti di contributi e stipendi.
- Conseguenze legali: indagini su bancarotta, riciclaggio e false comunicazioni sociali.
- Prospettive: se confermate, misure conservative sui beni e recupero crediti tramite la procedura fallimentare.
Le indagini restano aperte e coordinate dalla Procura; ulteriori accertamenti contabili e peritali saranno determinanti per chiarire la dinamica delle presunte distrazioni e l’effettiva esposizione debitoria verso l’INPS e altri creditori.
Per i lavoratori coinvolti e per le imprese clienti la vicenda rappresenta un monito sulla necessità di controlli più stringenti nel settore della somministrazione di lavoro e sul rischio che pratiche scorrette possano trasferire costi e responsabilità su terzi.











