Case di comunità nel mirino: Gemmato conferma il piano

La riorganizzazione della medicina territoriale — con l’obiettivo di far lavorare i medici di famiglia nelle nuove Case di comunità finanziate dal Pnrr — ha acceso un conflitto dentro la maggioranza. La posta in gioco è immediata: ritardi o modifiche possono compromettere servizi locali e i fondi europei previsti.

La scintilla è la bozza di decreto legge messa sul tavolo dal ministro della Salute. Il testo, pensato per ridefinire l’assistenza sul territorio, ha provocato malumori tra le forze politiche e tra i medici direttamente coinvolti.

Dal centro della polemica arrivano segnali contraddittori: da un lato il sottosegretario Marcello Gemmato assicura che le Case di comunità apriranno secondo i tempi stabiliti e con la disponibilità concordata dei professionisti; dall’altro diversi compagni di coalizione e i sindacati sollevano dubbi profondi sulle modalità e sui contratti proposti.

Il Partito Democratico ha denunciato presunte manovre interne volte a far naufragare il provvedimento, sostenendo che parlamentari di partiti alleati avrebbero lavorato per rallentare l’attuazione. Il ministro titolare della riforma non ha al momento preso la parola pubblicamente.

La posizione della Lega è netta: il partito esprime «forti riserve» sull’ipotesi di cambiare la tipologia contrattuale dei medici e sull’eventuale obbligo di servizio nelle strutture. Secondo la segreteria sanità del Carroccio, il cambiamento così impostato rischia di creare problemi organizzativi e di tutela professionale.

Critiche anche dalle opposizioni e dai gruppi di minoranza: alcuni deputati chiedono alla premier di riferire in Parlamento per chiarire se il progetto mantenga il sostegno della maggioranza, mentre i Cinque Stelle accusano l’esistenza di «veti e resistenze corporative» che ostacolerebbero una riforma pensata per modernizzare la sanità di prossimità.

  • Governo (sottosegretario Gemmato): conferma del cronoprogramma per le aperture e lavoro condiviso con i medici.
  • Lega: forti dubbi sulla modifica dei contratti e sull’obbligatorietà del servizio.
  • Partito Democratico: accusa di manovre interne mirate a far saltare il provvedimento.
  • M5S: denuncia di interessi corporativi e pressioni contrarie al cambiamento.
  • Sindacati dei medici: prevale la soddisfazione per il riconoscimento dei problemi, ma richiesta di confronto reale.

I sindacati della categoria hanno reagito in modo diverso. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale ha salutato positivamente la presa d’atto, sostendendo che la proposta originale sarebbe risultata dannosa nella pratica. Anche il Sindacato Medici Italiani rivendica di aver contribuito a rompere il silenzio attorno al progetto, chiedendo che ogni intervento venga costruito con il coinvolgimento dei professionisti.

Le implicazioni pratiche sono concrete: eventuali ritardi nell’apertura delle strutture possono compromettere l’erogazione di servizi territoriali per cronici e anziani, incidere sui tempi di utilizzo dei fondi Pnrr e generare incertezza per medici e pazienti. La riorganizzazione della rete territoriale era stata pensata come uno degli snodi per alleggerire gli ospedali dopo la fase acuta della pandemia; oggi la sua realizzazione è in bilico.

Nei prossimi giorni sarà determinante l’esito del confronto tra ministero, Regioni e sindacati. Se la questione approderà in Aula o davanti alle Camere, il timore di slittamenti amministrativi e finanziari salirà.

Restano da chiarire: tempi certi per le aperture, la forma contrattuale proposta per i medici e le garanzie per la continuità assistenziale. Molti attori chiedono ora trasparenza e un dialogo vero, evitando decisioni imposte dall’alto senza un piano operativo condiviso.

Per i cittadini significa monitorare gli sviluppi: la riforma interessa l’accesso alle cure di prossimità e potrebbe cambiare il modo in cui si interagisce con il sistema sanitario locale nei prossimi anni.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Però Torino è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento