Mezzo Unifil italiano colpito: governo convoca l’ambasciatore, accusa Israele

Mostra sommario Nascondi sommario

Un convoglio italiano di pace è stato preso di mira nel sud del Libano: colpi sparati dall’Idf hanno danneggiato un mezzo blindato, costringendo la colonna a tornare alla base. L’episodio riaccende la tensione nella regione e solleva dubbi immediati sulla sicurezza dei caschi blu e sul rispetto del mandato Onu.

Cosa è successo

Poche decine di minuti dopo la partenza dalla base di Shama, una colonna di mezzi del contingente italiano impegnato in UNIFIL è stata bersagliata a circa due chilometri dal punto di partenza. Un Lince blindato ha ricevuto colpi d’arma da fuoco che hanno lesionato pneumatici e paraurti: le forature e i danni strutturali hanno reso necessario il rientro immediato alla base.

Secondo quanto ricostruito, non ci sono stati feriti tra i militari. Le autorità italiane parlano di colpi esplosi dall’Idf con funzione di avvertimento per interrompere la marcia del convoglio.

  • Luogo: area sud del Libano, vicino a Shama.
  • Mezzo coinvolto: veicolo blindato Lince; danni a pneumatici e paraurti.
  • Conseguenze immediate: nessun ferito, rientro del convoglio alla base.
  • Rilevanza: messa a rischio del personale in servizio sotto bandiera Onu e possibili ripercussioni diplomatiche.

Reazioni a Roma

La premier Giorgia Meloni ha definito l’episodio «inaccettabile», sottolineando che il personale che opera sotto mandato Onu non può essere esposto a azioni che violino la Risoluzione 1701. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano alla Farnesina e ha contattato telefonicamente il presidente libanese, generale Joseph Aoun, esprimendo solidarietà per la situazione nella regione.

Il titolare della Difesa, Guido Crosetto, ha chiesto un intervento urgente delle Nazioni Unite per ottenere chiarimenti da Israele e per misure che garantiscano la sicurezza del contingente italiano e dell’intero personale di UNIFIL, ribadendo che l’Italia continuerà a sostenere la missione ma pretende il rispetto del suo mandato.

In Parlamento sono arrivate prese di posizione trasversali: il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ringraziato i militari, mentre esponenti di vari schieramenti hanno chiesto garanzie operative e misure a tutela della missione. Critiche più dure sono arrivate dall’opposizione che invoca interventi concreti sul piano internazionale contro le violazioni.

Perché conta e quali sono i rischi

Il fatto ha rilevanza pratica e politica: mette in discussione la sicurezza di pattuglie impegnate in attività di peacekeeping e può complicare i rapporti tra Roma, Tel Aviv e il Libano. Se confermate, operazioni volte a bloccare la mobilità dei caschi blu rappresentano un precedente che potrebbe limitare l’efficacia della missione nella gestione delle tensioni locali.

Contesto e precedenti

Non si tratta di un episodio isolato. Negli ultimi mesi la base di Shama è già stata colpita: pochi giorni fa un razzo ha raggiunto l’area che ospita il contingente italiano; nel novembre 2024 altri lanci causarono quattro feriti tra i militari della Brigata Sassari, episodio attribuito ad Hezbollah.

Altre azioni di minore entità, come la distruzione di telecamere in posti avanzati, hanno messo in evidenza l’ambiente operativo delicato in cui si muovono i circa 1.200 militari italiani presenti nella missione multinazionale, che conta complessivamente intorno alle 10.000 unità provenienti da una cinquantina di Paesi e oltre 800 civili.

UNIFIL è stata istituita nel 1978 e ridefinita nel 2006 dopo il conflitto tra Israele e Hezbollah, con la risoluzione che regola il nuovo mandato. Le attuali regole di ingaggio limitano l’uso della forza: l’intervento è consentito per autodifesa, per proteggere personale e infrastrutture Onu o in presenza di minacce a civili, uno dei nodi sottolineati dal ministro della Difesa nelle richieste all’Onu.

Il governo italiano chiede ora chiarimenti formali e garanzie operative. L’evoluzione della vicenda, con possibili iniziative diplomatiche e risposte internazionali, sarà determinante per la sicurezza dei caschi blu e per la stabilità dell’area.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Però Torino è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento