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Domenica e lunedì i ballottaggi chiuderanno la tornata delle amministrative e decideranno il sindaco in 41 Comuni con oltre 15.000 abitanti, tra cui sei capoluoghi. Il risultato non è una semplice contesa locale: misurerà la capacità delle forze politiche di allargare il consenso oltre gli schieramenti tradizionali, puntando su liste civiche, movimenti centristi e quell’elettorato che al primo turno ha scelto alternative.
Il primo turno nazionale del 24-25 maggio ha lasciato diversi casi aperti e alleanze in bilico: la Sardegna resta al voto con 148 Comuni coinvolti, mentre in alcune città i risultati sono talmente ristretti da rendere cruciale ogni trasferimento di voti.
Cosa è in gioco nei capoluoghi
Sei città in particolare rappresentano il centro della scena. In ognuna la partita al secondo turno sarà influenzata da scelte tattiche, apparentamenti formali o decisioni di lasciare libertà di voto. Per i partiti nazionali è anche un banco di prova in vista dei prossimi appuntamenti politici.
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- Agrigento – Al ballottaggio si sfidano Michele Sodano (centrosinistra, 39,1%) e Dino Alonge (coalizione di centrodestra, 34,7%). Il terzo candidato, Luigi Gentile (Lega e Dc, 14%), ha escluso apparentamenti: la frammentazione del centrodestra resta cruciale.
- Arezzo – Competizione tra Marcello Comanducci (centrodestra) e Vincenzo Ceccarelli (centrosinistra). Il civico Marco Donati, sostenuto anche da Azione, aveva raccolto oltre il 20% e non ha indicato preferenze per il secondo turno, complicando le prospettive di rimonta per il centrosinistra.
- Chieti – Al ballottaggio ci sono Giovanni Legnini (centrosinistra, 47,2%) e Cristiano Sicari (centrodestra, 27,5%). Rispetto al primo turno, il centrodestra ha siglato accordi con liste che sostenevano altri candidati, cercando di unificare lo schieramento.
- Lecco – Sfida tra il sindaco uscente Mauro Gattinoni (centrosinistra, 42,5%) e Filippo Boscagli (centrodestra, 48,7%). Alcuni movimenti civici di minor peso hanno lasciato libertà di scelta agli elettori, senza indicazioni ufficiali.
- Macerata – Ballottaggio per un soffio: il sindaco uscente Sandro Parcaroli (centrodestra) è al 49,96%, inseguito da Gianluca Tittarelli (centrosinistra, 41,95%). Tittarelli ha cercato alleanze con forze locali e con liste cattoliche per recuperare terreno.
- Trani – Dopo due mandati del Pd, la sfida vede Marco Galiano (40,7%) contro Angelo Guarriello (30,3%). Anche qui non si sono registrati apparentamenti formali.
Un caso da tenere d’occhio è Vigevano, dove il movimento del sindaco uscente ha raccolto oltre il 14%: quei voti potrebbero essere determinanti nello scontro finale tra il candidato sostenuto dai progressisti e quello appoggiato da Forza Italia più una lista civica.
Quali sono le implicazioni pratiche
I ballottaggi decideranno non solo gli amministratori locali ma anche l’agenda politica dei territori: bilanci comunali, piani urbanistici, politiche sociali e servizi. Per i partiti nazionali, soprattutto quelli del centro e dei movimenti civici, il risultato servirà a testare strategie di alleanza e la tenuta elettorale fuori dai tradizionali schieramenti.
In diverse città, la mancata indicazione di voto da parte di terze forze o la scelta di lasciare libertà agli elettori rende imprevedibile l’esito. Questo favorisce i candidati che sappiano costruire una narrativa civica convincente e intercettare un elettorato fluido.
Per il lettore: il voto di domenica e lunedì determinerà il volto amministrativo di aree significative del Paese e offrirà anticipazioni sulle capacità dei partiti di ricomporre alleanze in vista dei prossimi appuntamenti politici.











