Si è presentato oggi alla questura di Olbia per iniziare a scontare la pena definitiva: Florin Vaduva, 43 anni, ha dato esecuzione a una condanna a lungo attesa legata alla rapina avvenuta nel 2015 all’aeroporto di Alghero. La vicenda torna d’attualità perché chiude il procedimento per tutti i condannati e richiama l’attenzione sulle misure di sicurezza negli scali regionali.
Vaduva — di nazionalità rumena e assistito dall’avvocato penalista Abele Cherchi — è stato accompagnato dagli agenti della **Polizia di Stato** di Olbia dopo essersi dichiarato disponibile a farsi consegnare alla giustizia. La pena inflitta è di **nove anni** di reclusione ed è ormai irrevocabile.
Il fatto di reato risale al 19 settembre 2015, quando un gruppo di persone fece irruzione nello scalo aeroportuale denominato **Riviera del Corallo**. Secondo gli atti processuali gli assalitori avrebbero forzato l’ingresso usando asce e una mazza, poi si erano impossessati della colonnina bancomat del Banco di Sardegna e avevano caricato il bottino su un mezzo per la fuga.
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- Data dellʼevento: 19 settembre 2015
- Luogo: Aeroporto di Alghero (Riviera del Corallo)
- Modus operandi: sfondamento dell’ingresso con armi contundenti; rimozione della colonnina bancomat
- Complici: otto persone oltre a Vaduva
- Valore recuperato: circa 60mila euro, rinvenuti dai carabinieri
- Stato del procedimento: sentenza definitiva per tutti gli imputati
Le forze dell’ordine coinvolte nel caso — in particolare i Carabinieri — riuscirono a recuperare la somma sottratta, circostanza che fu determinante nella fase istruttoria. La decisione culmina anni di indagini, udienze e ricorsi, portando oggi alla concreta esecuzione della pena.
Per i cittadini e per l’operatività degli scali locali, la vicenda evidenzia due punti chiave: da un lato la capacità investigativa delle forze dell’ordine nel seguire reati complessi nel tempo; dall’altro la necessità di tenere aggiornate le misure di prevenzione contro azioni violente e furti mirati alle infrastrutture pubbliche.
La notizia ha chiuso una fase processuale lunga e segna, per le parti offese, la conclusione di un iter giudiziario iniziato più di otto anni fa. Non risultano al momento comunicazioni ufficiali su eventuali misure accessorie o sui dettagli dell’esecuzione della pena.











