Categoria: Teatro Scritto da Mara Martellotta
TORINO 9 Apr (Però Torino) - Domenica 14 aprile, alle 16.30, in scena al teatro Le Serre di Grugliasco, la compagnia Patch Adams, nella commedia brillante in tre atti dal titolo “Peggio per chi muore, che chi vive si consola.”, scritta da Salvatore Beninati. L’incasso dello spettacolo sarà devoluto ai terremotati emiliani di Concordia sulla Secchia. La commedia è liberamente tratta da "Amara cu mori" di Turi Seminara. Adattamento, sceneggiatura e Regia di Salvatore Beninati.
Ultima modifica il Martedì, 09 Aprile 2013 21:50
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Categoria: Teatro Scritto da Marco Scabbia
TORINO 30 mar (Però Torino) – Va in scena dal 9 al 14 aprile, presso le Fonderie Limone di Moncalieri, lo spettacolo "La bellezza salvata dai ragazzini", ideato da Antonia Spaliviero e da Gabriele Vacis.
Ultima modifica il Sabato, 30 Marzo 2013 01:17
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Categoria: Teatro Scritto da Mara Martellotta
TORINO 1 mar (Però Torino) - Martedì 5 marzo prossimo al Teatro Carignano andrà in scena, alle 20.30, “Il discorso del Re” di David Seidler, con la regia e la traduzione di Luca Barbareschi. Lo spettacolo è interpretato dallo stesso Barbareschi (nel ruolo di Lionel Logue, logoterapista australiano) e Filippo Dini (in quello di Bertie, Duca di York). Accanto a loro in scena Ruggero Cara, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Astrid Meloni, Giancarlo Previati, Mauro Santopietro. Le scene sono di Massimiliano Nocente, i costumi di Andrea Viotti, le luci di Iuraj Saleri e le musiche di Marco Zurzolo. Prodotto da Casanova Multimedia, sarà replicato al Carignano per la Stagione del Teatro Stabile di Torino fino a domenica 10 marzo.
Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2013 10:36
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Categoria: Teatro Scritto da Mara Martellotta
Fino al 26 febbraio al teatro Astra sarà in scena “Il Divorzio” di Vittorio Alfieri, nuovo spettacolo con la regia di Beppe Navello, direttore della Fondazione TPE.
Sul palco dodici giovani attori: Daria-Pascal Attolini, Fabio Bisogni, Roberto Carrubba, Diego Casalis, Riccardo De Leo, Marcella Favilla, Fabrizio Martorelli, Alessandro Meringolo, Stefano Moretti, Alberto Onofrietti, Riccardo Ripani, Camillo Rossi Barattini. Tutti sono stati formati nelle migliori scuole italiane e hanno partecipato a un laboratorio sul verso condotto dallo stesso Navello. Le scene sono di Francesco Fassone, i costumi di Barbara Tomada e le musiche di Germano Mazzocchetti.“Vittorio Alfieri è il più grande autore di tragedie della nostra storia letteraria – spiega il regista - ed è stato applaudito in tutta Europa come un italiano anomalo e ammirevole per statura morale e forza poetica. Alla fine della sua vita ha deciso di scrivere alcune commedie. Mi è sempre sembrata straordinaria la figura di Alfieri, e mi è tornata in mente in questo periodo particolarmente difficile della nostra accidentata vita civile.Così ho trovato particolarmente bello proporre l’ultima commedia del conte astigiano a una pattuglia di giovani attori provenienti da tutta Italia, per affrontare un progetto di formazione e di avviamento alla professione teatrale condiviso con Fondazione CRT: non è un caso che la mia generazione abbia dimenticato il repertorio alfieriano, tutto deve essere facile, commestibile e digeribile nel mercato triturante dello spettacolo nostrano. Ma i giovani, ai quali stiamo consegnando un paese per il quale ogni giorno sentiamo vergogna, si sono appassionati nel raccontare questa commedia amara e divertente di vita all’italiana. Sentire lo sdegno sarcastico di Alfieri, riproporlo al pubblico con la forza di un lessico esemplare per sobrietà e ricchezza espressiva, libera lo spirito costretto nelle poche centinaia di espressioni alle quali è definitivamente condannata la lingua italiana contemporanea; e travestire i suoi personaggi con i caratteri eterni della mediocrità patria, con i ceffi imperituri dell’impudenza sociale, della politica gaglioffa, dell’ambiguità morale ci fa capire che qualcosa di eterno e imperituro è all’origine della nostra secolare decadenza”.Il divorzio di queste commedie è l’ultima, la più amara, quella in qui la metafora dell’Italia svenduta all’immoralità è più chiara. Vi si racconta di due famiglie che cercano di combinare un matrimonio di convenienza legando una coppia fatta da un ragazzo sciocco e una ragazza scaltra. È scaltra a tal punto, la ragazza, che riuscirà a mandare a monte lo sposalizio non per puntare all’amore o alla libertà, ma per sposare un vecchio decrepito, danaroso e morituro; uno da sfruttare a proprio piacimento ancora meglio del giovane stupido. Il padre di lei, preoccupato solo di non spendere in dote e cerimonia, s’adatterà all’affare. Mentre la madre di lei, dopo aver condotto in porto la trattativa con il vecchio “marito”, finirà a propria volta fregata dalla figlia che le ruberà l’amante e i favoriti (i quali, senza mezzi termini, interrogati, spiegheranno che a parità di guadagno, è da preferire la carne fresca…). Insomma, un orrore morale – visto con gli occhi di Alfieri – che oggi ci pare non solo contiguo al nostro vivere accartocciato sul deserto etico nel quale vaghiamo ciechi, ma addirittura familiare: siamo ciò che siamo sempre stati, viene da dire. Se non fosse che la storia si chiude con un’invettiva finale di rara efficacia: “O fetor de’ costumi Italicheschi,/ Che giustamente fanci esser l’obbrobrio/ Di Europa tutta”. Non c’era l’Ue, nel 1800, né Merkel e Sarkozy ridevano pubblicamente del nostro sconcio premier, ma
Ultima modifica il Venerdì, 22 Febbraio 2013 12:06
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Categoria: Teatro Scritto da Redazione Però
TORINO 18 feb (Però Torino) - Dopo i fortunati spettacoli Promemoria e Anestesia Totale, Marco Travaglio torna sulla scena con È stato la mafia. Un doppio appuntamento per il giornalista torinese, il 23 e 24 febbraio, alle 21, al teatro Colosseo in via Madama Cristina 71.
Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2013 13:54
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Categoria: Teatro Scritto da Mara Martellotta
In scena al Teatro Carignano di Torino, per la Stagione del Teatro Stabile, fino al 24 febbraio prossimo il capolavoro del drammaturgo statunitense Tennessee Williams nel 1947, Un tram che si chiama desiderio, testo noto al grande pubblico grazie alla pellicola di Elia Kazan di cui furono protagonisti Marlon Brando e Vivien Leigh. L’allestimento proposto da Antonio Latella, la cui attività si divide tra Italia e Germania e che di recente ha fondato la compagnia Stabile/Mobile, segna la prima collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e si colloca nell’ambito della sua ricerca sull’America, già fonte d’ispirazione del ciclo “Francamente me ne infischio”, work in progress in cinque episodi ispirati a Via col Vento. Il testo racconta la via crucis di una donna segnata da un trauma che l’ha fatta scivolare nel baratro dell’alcolismo e della ninfomania. Ultima erede di una potente famiglia caduta in rovina, Blanche è costretta ad abbandonare la città in cui è cresciuta nella ricchezza e negli agi per sfuggire ai debiti. È così che arriva a New Orleans, dove la sorella Stella vive con il marito Stanley, un giovane immigrato polacco dai modi burberi e violenti. In una casa fatiscente la coppia conduce un’esistenza felice anche se estremamente povera, lontana dalle sofisticatezze aristocratiche di Blanche. La sua presenza scatena fin da subito tensioni e conflitti che spezzano il suo già fragile equilibrio. Naufragata la speranza di sposare Mitch, un amico di Stanley, subisce la violenza del cognato e ripiega nella pazzia come atto estremo di salvezza. “Ho capovolto la storia – scrive Latella – concentrandomi sulla scena finale in cui Blanche si abbandona al medico che la allontana dalla casa. Da questa prospettiva lei rivive l’intera vicenda a ritroso come in una seduta di analisi. Gli spettatori vedranno quindi l’intero dramma accadere nella testa di Blanche, come se si trattasse della memoria di una vicenda filtrata dai suoi occhi. Credo che da questa prospettiva il testo possa assumere una dimensione contemporanea: la sua mente diventa il luogo dell’azione, lo spazio scenico”.
Un tram che si chiama desiderio è la fotografia di un conflitto tra due mondi inconciliabili: l’uno, aristocratico e decadente che si ostina a vivere nell’illusione di un passato glorioso; l’altro, proletario e rampante che cavalca con fierezza il sogno americano, il tutto all’interno di una società in pieno mutamento all’indomani della seconda guerra mondiale. A interpretare il ruolo di Blanche Dubois, una donna scivolata nel baratro della ninfomania e dell’alcolismo, è l’attrice Laura Marinoni, formatasi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. Lo spettacolo, diretto da Antonio Latella per Emilia Romagna Teatro Fondazione e dal Teatro Stabile di Catania, è interpretato anche da Vinicio Marchioni, Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco (scene di Annelisa Zaccheria, costumi di Fabio Sonnino, suono di Franco Visioli).
Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:44
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Categoria: Teatro Scritto da Mara Martellotta
"Un amore di Swann", primo volume della Recherche di Proust, una delle opere più influenti del panorama culturale del Novecento, opera titanica divisa in sette volumi, è un romanzo nel romanzo: la storia di un tormento, di un amore che diventa ossessione, malattia, rovina. Insieme ritratto di una società in via di disfacimento e analisi accorata ma anche spietata dei moti dell'animo e delle leggi dell'amore.
"Un amore di Swann" presenta anche un risvolto pirandelliano, il mistero della natura di ogni essere umano, sempre sfuggente: Odette, che appare a Swann come una donna quasi irraggiungibile, non è altro che una ex-prostituta: un tempo aveva battuto i marciapiedi di Nizza. Così, una storia apparentemente scontata, diventa il più moderno strumento di indagine su come un uomo possa rovinarsi per una donna "che non era neanche il mio tipo!".
Federico Tiezzi dirige il suo nuovo spettacolo al teatro Gobetti di Torino, nell'ambiti della stagione del Teatro Stabile, fino a domenica 17 febbraio prossimo, a partire da uno dei più grandi autori dell’Ottocento: Marcel Proust. Parte essenziale del primo volume della Recherche, Un amore di Swann è un romanzo nel romanzo e pare pensato dal suo autore anche come “dramma” di grande, tragicomica teatralità. Inizialmente non inserito nel piano originale del’opera, Un amore di Swann è un episodio estraneo, il racconto in terza persona di un’avventura passata, anteriore alla nascita del protagonista. Esso serve a introdurre il personaggio di Charles Swann, alter ego del protagonista, suo modello in tutto il romanzo, e il primo quadro della società parigina, la cui evoluzione nel corso del tempo è uno dei temi del romanzo. Tre sono i personaggi principali: Charles Swann, ricco ed elegante uomo di mondo; Odette de Crecy, bella cortigiana raffinata e opportunista per la quale l’uomo perde la testa; infine Madame Verdurin, ricchissima e snob, animatrice di un salotto nel quale nascerà l’amore tra Swann e Odette.
Proust descrive la storia di un tormento, di un amore che diventa ossessione, malattia, rovina: una vicenda di passione, gelosia, tradimenti nella Parigi della mondanità di fine Ottocento. La passione che divora Swann è il tema di questo spettacolo: amore come gelosia, tradimento, ansia, angoscia, solitudine. Ma anche gioia di possesso, condivisione, forza sensuale…A questo si aggiunge il risvolto pirandelliano che si esplica nel mistero della natura di ogni essere umano,
sempre sfuggente: Odette, che appare a Swann come una donna quasi irraggiungibile non è altro che una ex-prostituta. Ritratto di una società in via di disfacimento e analisi accorata ma anche spietata dei moti dell’animo e delle leggi dell’amore, Un amore di Swann offre la possibilità di una drammaturgia asciutta e tagliente, spumeggiante di toni comici e drammatici, dolenti e ferocemente ironici. Si tratta di una messinscena in bilico tra il comico e il drammatico, feroce ed ironica al tempo stesso nella sua indagine sui moti del cuore che possono rendere instabile un individuo.
Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2013 13:27
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Categoria: Teatro Scritto da mara martellotta
TORINO 1 feb (Però Torino) - In scena fino al prossimo 10 febbraio al teatro Carignano di Torino la “Resistibile ascesa di Arturo Ui”, per la magistrale interpretazione di Umberto Orsini (nella foto), interpretato anche da, in ordine alfabetico, Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis. Le scene sono di Antal Csaba, costumi di Gianluca Sbicca, luci di Paolo Pollo Rodighiero, fisarmonica e arrangiamenti di Olimpia Greco.
Ultima modifica il Venerdì, 01 Febbraio 2013 13:56
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Leggi tutto: Umberto Orsini magistrale interprete di Arturo Ui di Brecht
Categoria: Teatro Scritto da mara martellotta
TORINO 29 gen (Però Torino) – Grande successo di critica e di pubblico per la prima rappresentazione assoluta, al teatro Carignano di Torino, di "La serata a Colono" di Elsa Morante, per la regia di Mario Martone.
Ultima modifica il Martedì, 29 Gennaio 2013 11:23
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Categoria: Teatro Scritto da Redazione Però

TORINO 12 dic (Però Torino) – Una festa aperta al pubblico per presentare ufficialmente il Torino Fringe Festival. Questo in sintesi lo scopo del beFor_ToFringe (primo di quattro appuntamenti torinesi con cui l'associazione Torino Fringe Festival vuole far conoscere l'evento che dal 3 al 13 maggio prossimi ospiterà in città oltre 60 compagnie teatrali da tutta Europa.
Ultima modifica il Mercoledì, 12 Dicembre 2012 18:32
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