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Teatro

Tutte le notizie sul teatro e le rappresentazioni di scena a Torino e in Piemonte.

Narciso Forbice - Storia di Bullismo

storia-di-bullismo

Sei un bullo se...
"Maltratti, prendi in giro i più deboli", "Non hai avuto un'infanzia felice e ora te la prendi con gli altri", "Non capisci come soffrono gli altri per colpa tua", "I tuoi genitori non ti hanno rispettato", "Ti fai prendere dalla rabbia o dalla vendetta", "La tua unica amica è la violenza", "Usi la forza quando non serve"
(i bambini della classe V A)

Storia sul bullismo in età scolare, ispirata al testo di Philip Ridley diventata oggetto di tesi di Laurea per la Facoltà di Scienze dell'Educazione, è nata a quattro mani e proseguita grazie alla collaborazione delle insegnanti, dei bambini e delle persone che hanno rinforzato l'importanza di affrontare un tema come questo.

Il bullismo, ormai diffuso anche nella scuola primaria, tocca un gran numero di bambini che, vittime e carnefici, vivono da soli questa realtà.
Per quanto ci risulti difficile crederlo i bambini possono, e spesso lo fanno, mettere in atto azioni intenzionalmente mirate ad arrecare sofferenza.

Il bullismo si genera all'interno di gruppi per desiderio di affermazione e riconoscimento; è un problema che racconta di un vuoto educativo che ci ricorda la fragilità e la debolezza dei legami, in una società carente di autorevolezza e credibilità in chi ha responsabilità educativa.

A scuola, il role play e il teatro diventano uno strumento efficace per comprendere in pieno la portata di questo fenomeno, le emozioni che esso può scatenare e il modo di affrontarle; solo così si può rinascere e si può scoprire che la propria personalità è ciò che conta, il coraggio di essere ciò che si è e la volontà di aiutare gli altri a scoprirlo portano inevitabilmente a risvolti positivi.

Come cita il testo della canzone finale Il mio specchio:

"Quando perdi la strada, se nessuno ti sente
prova a darmi la mano, sarà tutto più semplice
Non mi chiedere scusa, le parole non servono
un sorriso, un abbraccio è tutto quello che cerco
Basta ammetterlo quando per paura o chissà
hai scordato il calore della serenità
La mia forza è nei sogni nel vederli reali
nel sapere che in volo ho solo le mie ali
Ma se un colpo di vento prova a spingermi giù
so che c'è il mio riflesso, e il mio specchio sei tu"

I bambini della classe V A della scuola G. Mazzini presenteranno "Narciso Forbice – Storia di bullismo" il 4 giugno 2014, alle ore 18.00, presso il Teatro della Parrocchia Gesù Redentore, in Corso Siracusa interno 213 a Torino.

Ultima modifica il Martedì, 03 Giugno 2014 06:05

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Teatro: provini aperti al pubblico al Valentino di Torino

dicrescenzoTORINO 6 set (Però Torino) - Da sabato 7 settembre a mercoledì 11 settembre 2013, ogni giorno dalle h 17.00 alle 22.00, all'Imbarchino del Valentino, in Viale Umberto Cagni 37 a Torino, avvengono i PROVINI PUBBLICI per la scelta degli attori dello spettacolo "La tragedia della libertà" (regia Erika Di Crescenzo, nella foto - testo Marco Gobetti - produzione Lunetta 11): tutti sono invitati ad assistere come pubblico ai provini, l'ingresso è gratuito.

Ultima modifica il Venerdì, 06 Settembre 2013 16:35

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Occhio a Pinocchio

Stay tuned: sta arrivando il burattino di legno più scatenato della storia!

Chi è Pinocchio? Dai più piccoli ai più grandi tutti lo conoscono e, nonostante i suoi 132 anni, resta un personaggio attuale e moderno più che mai.

In virtù di questa modernità, giovedì 6 giugno alle ore 18.00 presso il Teatro della Parrocchia di Gesù Redentore (Piazza Giovanni XXIII, 26) la classe 4 A della scuola Elementare G. Mazzini di Torino rappresenterà la storia italiana più famosa nel mondo, per dire ai grandi e ai piccini che si può crescere e conoscere se stessi e gli altri attraverso le avventure divertenti, struggenti, spaventose e meravigliose di un burattino di legno di nome Pinocchio!

L'idea del burattino ci ricorda che esso prende vita solo se qualcuno muove i suoi fili lasciandosi manipolare da chi, in apparenza, gli appare più furbo e più scaltro, credendo alle assurde stramberie del gatto e della volpe, seguendo ciecamente le illusioni di Lucignolo per un Paese dei Balocchi che trasforma solo in somari. Ma, in realtà, se ognuno di noi si impegna e sogna, può staccarsi da quei fili e "camminare con le proprie gambe".

Le bugie che allungano il naso sono ciò che più ci avvicina al burattino: se è pur vero che quando mentiamo il nostro naso non cresce, esse sono visibili proprio come un naso lungo perché si riscoprono attraverso l'espressione dei nostri occhi o da minuscole e velocissime smorfie e colorazioni del viso.

In lui tutti si possono riconoscere perché Pinocchio, pur essendo un burattino di legno, si entusiasma facilmente per qualsiasi cosa come solo i bambini sanno fare e ha voglia di giocare, di divertirsi ma anche di imparare, ha bisogno solamente di essere guidato verso la strada giusta.

Pinocchio è in ognuno di noi, bugiardo, credulone, un po' presuntuoso e soprattutto bisognoso di coccole!

L'entusiasmo e il lavoro artistico e didattico che ha unito bambini, insegnanti, famiglie e collaboratori esterni è chiaro indice di una "favola che è diventata realtà!".

La regia è affidata a Nives Bosca, artista e insegnante di Torino, la cui collaborazione è nata dall'incontro fortuito con la maestra Carmelina Malomo nel 2011. Accrescono lo staff tecnico per l'allestimento della commedia musicale la scenografa Daniela Mairano, la truccatrice e fotografa Francesca Sanna, il musicista e grafico Marco Manfron.

"...gli smeraldi, le perle ed i diamanti
abbaglian gli occhi con vivo splendore
ma le dolci parole e i dolci pianti
hanno spesso più forza e più valore".

Nives Bosca e Carmelina Malomo

Pinocchio per web

Ultima modifica il Sabato, 01 Giugno 2013 23:04

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Alle Serre di Grugliasco spettacolo di beneficenza per i terremotati emiliani

le serreTORINO 9 Apr (Però Torino) - Domenica 14 aprile, alle 16.30, in scena al teatro Le Serre di Grugliasco, la compagnia Patch Adams, nella commedia brillante in tre atti dal titolo “Peggio per chi muore, che chi vive si consola.”, scritta da Salvatore Beninati. L’incasso dello spettacolo sarà devoluto ai terremotati emiliani di Concordia sulla Secchia. La commedia è liberamente tratta da "Amara cu mori" di Turi Seminara. Adattamento, sceneggiatura e Regia di Salvatore Beninati.

Ultima modifica il Martedì, 09 Aprile 2013 21:50

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Teatro, alle Fonderie Limone va in scena la bellezza vista dai più giovani

fonderie limone gTORINO 30 mar (Però Torino) – Va in scena dal 9 al 14 aprile, presso le Fonderie Limone di Moncalieri, lo spettacolo "La bellezza salvata dai ragazzini", ideato da Antonia Spaliviero e da Gabriele Vacis.

Ultima modifica il Sabato, 30 Marzo 2013 01:17

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Luca Barbareschi al teatro Carignano nel 'Discorso del re'

barbareschiTORINO 1 mar (Però Torino) - Martedì 5 marzo prossimo al Teatro Carignano andrà in scena, alle 20.30, “Il discorso del Re” di David Seidler, con la regia e la traduzione di Luca Barbareschi. Lo spettacolo è interpretato dallo stesso Barbareschi (nel ruolo di Lionel Logue, logoterapista australiano) e Filippo Dini (in quello di Bertie, Duca di York). Accanto a loro in scena Ruggero Cara, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Astrid Meloni, Giancarlo Previati, Mauro Santopietro. Le scene sono di Massimiliano Nocente, i costumi di Andrea Viotti, le luci di Iuraj Saleri e le musiche di Marco Zurzolo. Prodotto da Casanova Multimedia, sarà replicato al Carignano per la Stagione del Teatro Stabile di Torino fino a domenica 10 marzo.

 

Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2013 10:36

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All'Astra il Divorzio di Alfieri ritratto di un'Italia immorale

Fino al 26 febbraio al teatro Astra sarà in scena “Il Divorzio” di Vittorio Alfieri, nuovo spettacolo con la regia di Beppe Navello, direttore della Fondazione TPE.

Sul palco dodici giovani attori: Daria-Pascal Attolini, Fabio Bisogni, Roberto Carrubba, Diego Casalis, Riccardo De Leo, Marcella Favilla, Fabrizio Martorelli, Alessandro Meringolo, Stefano Moretti, Alberto Onofrietti, Riccardo Ripani, Camillo Rossi Barattini. Tutti sono stati formati nelle migliori scuole italiane e hanno partecipato a un laboratorio sul verso condotto dallo stesso Navello. Le scene sono di Francesco Fassone, i costumi di Barbara Tomada e le musiche di Germano Mazzocchetti.“Vittorio Alfieri è il più grande autore di tragedie della nostra storia letteraria – spiega il regista - ed è stato applaudito in tutta Europa come un italiano anomalo e ammirevole per statura morale e forza poetica. Alla fine della sua vita ha deciso di scrivere alcune commedie. Mi è sempre sembrata straordinaria la figura di Alfieri, e mi è tornata in mente in questo periodo particolarmente difficile della nostra accidentata vita civile.Così ho trovato particolarmente bello proporre l’ultima commedia del conte astigiano a una pattuglia di giovani attori provenienti da tutta Italia, per affrontare un progetto di formazione e di avviamento alla professione teatrale condiviso con Fondazione CRT: non è un caso che la mia generazione abbia dimenticato il repertorio alfieriano, tutto deve essere facile, commestibile e digeribile nel mercato triturante dello spettacolo nostrano. Ma i giovani, ai quali stiamo consegnando un paese per il quale ogni giorno sentiamo vergogna, si sono appassionati nel raccontare questa commedia amara e divertente di vita all’italiana. Sentire lo sdegno sarcastico di Alfieri, riproporlo al pubblico con la forza di un lessico esemplare per sobrietà e ricchezza espressiva, libera lo spirito costretto nelle poche centinaia di espressioni alle quali è definitivamente condannata la lingua italiana contemporanea; e travestire i suoi personaggi con i caratteri eterni della mediocrità patria, con i ceffi imperituri dell’impudenza sociale, della politica gaglioffa, dell’ambiguità morale ci fa capire che qualcosa di eterno e imperituro è all’origine della nostra secolare decadenza”.Il divorzio di queste commedie è l’ultima, la più amara, quella in qui la metafora dell’Italia svenduta all’immoralità è più chiara. Vi si racconta di due famiglie che cercano di combinare un matrimonio di convenienza legando una coppia fatta da un ragazzo sciocco e una ragazza scaltra. È scaltra a tal punto, la ragazza, che riuscirà a mandare a monte lo sposalizio non per puntare all’amore o alla libertà, ma per sposare un vecchio decrepito, danaroso e morituro; uno da sfruttare a proprio piacimento ancora meglio del giovane stupido. Il padre di lei, preoccupato solo di non spendere in dote e cerimonia, s’adatterà all’affare. Mentre la madre di lei, dopo aver condotto in porto la trattativa con il vecchio “marito”, finirà a propria volta fregata dalla figlia che le ruberà l’amante e i favoriti (i quali, senza mezzi termini, interrogati, spiegheranno che a parità di guadagno, è da preferire la carne fresca…). Insomma, un orrore morale – visto con gli occhi di Alfieri – che oggi ci pare non solo contiguo al nostro vivere accartocciato sul deserto etico nel quale vaghiamo ciechi, ma addirittura familiare: siamo ciò che siamo sempre stati, viene da dire. Se non fosse che la storia si chiude con un’invettiva finale di rara efficacia: “O fetor de’ costumi Italicheschi,/ Che giustamente fanci esser l’obbrobrio/ Di Europa tutta”. Non c’era l’Ue, nel 1800, né Merkel e Sarkozy ridevano pubblicamente del nostro sconcio premier, ma

 

Ultima modifica il Venerdì, 22 Febbraio 2013 12:06

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Travaglio al Colosseo col suo nuovo spettacolo 'E' stato la mafia'

travaglio 01TORINO 18 feb (Però Torino) - Dopo i fortunati spettacoli Promemoria e Anestesia Totale, Marco Travaglio torna sulla scena con È stato la mafia. Un doppio appuntamento per il giornalista torinese, il 23 e 24 febbraio, alle 21, al teatro Colosseo in via Madama Cristina 71.

 

Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2013 13:54

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Laura Marinoni interprete in Un tram che si chiama desiderio di Williams

In scena al Teatro Carignano di Torino, per la Stagione del Teatro Stabile, fino al 24 febbraio prossimo il capolavoro del drammaturgo statunitense Tennessee Williams nel 1947, Un tram che si chiama desiderio, testo noto al grande pubblico grazie alla pellicola di Elia Kazan di cui furono protagonisti Marlon Brando e Vivien Leigh. L’allestimento proposto da Antonio Latella, la cui attività si divide tra Italia e Germania e che di recente ha fondato la compagnia Stabile/Mobile, segna la prima collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e si colloca nell’ambito della sua ricerca sull’America, già fonte d’ispirazione del ciclo “Francamente me ne infischio”, work in progress in cinque episodi ispirati a Via col Vento. Il testo racconta la via crucis di una donna segnata da un trauma che l’ha fatta scivolare nel baratro dell’alcolismo e della ninfomania. Ultima erede di una potente famiglia caduta in rovina, Blanche è costretta ad abbandonare la città in cui è cresciuta nella ricchezza e negli agi per sfuggire ai debiti. È così che arriva a New Orleans, dove la sorella Stella vive con il marito Stanley, un giovane immigrato polacco dai modi burberi e violenti. In una casa fatiscente la coppia conduce un’esistenza felice anche se estremamente povera, lontana dalle sofisticatezze aristocratiche di Blanche. La sua presenza scatena fin da subito tensioni e conflitti che spezzano il suo già fragile equilibrio. Naufragata la speranza di sposare Mitch, un amico di Stanley, subisce la violenza del cognato e ripiega nella pazzia come atto estremo di salvezza. “Ho capovolto la storia – scrive Latella – concentrandomi sulla scena finale in cui Blanche si abbandona al medico che la allontana dalla casa. Da questa prospettiva lei rivive l’intera vicenda a ritroso come in una seduta di analisi. Gli spettatori vedranno quindi l’intero dramma accadere nella testa di Blanche, come se si trattasse della memoria di una vicenda filtrata dai suoi occhi. Credo che da questa prospettiva il testo possa assumere una dimensione contemporanea: la sua mente diventa il luogo dell’azione, lo spazio scenico”.

Un tram che si chiama desiderio è la fotografia di un conflitto tra due mondi inconciliabili: l’uno, aristocratico e decadente che si ostina a vivere nell’illusione di un passato glorioso; l’altro, proletario e rampante che cavalca con fierezza il sogno americano, il tutto all’interno di una società in pieno mutamento all’indomani della seconda guerra mondiale. A interpretare il ruolo di Blanche Dubois, una donna scivolata nel baratro della ninfomania e dell’alcolismo, è l’attrice Laura Marinoni, formatasi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. Lo spettacolo, diretto da Antonio Latella per Emilia Romagna Teatro Fondazione e dal Teatro Stabile di Catania, è interpretato anche da Vinicio Marchioni, Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco (scene di Annelisa Zaccheria, costumi di Fabio Sonnino, suono di Franco Visioli).

 

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:44

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Iaia Forte in Un Amore di Swann al teatro Gobetti

"Un amore di Swann", primo volume della Recherche di Proust, una delle opere più influenti del panorama culturale del Novecento, opera titanica divisa in sette volumi, è un romanzo nel romanzo: la storia di un tormento, di un amore che diventa ossessione, malattia, rovina. Insieme ritratto di una società in via di disfacimento e analisi accorata ma anche spietata dei moti dell'animo e delle leggi dell'amore.
"Un amore di Swann" presenta anche un risvolto pirandelliano, il mistero della natura di ogni essere umano, sempre sfuggente: Odette, che appare a Swann come una donna quasi irraggiungibile, non è altro che una ex-prostituta: un tempo aveva battuto i marciapiedi di Nizza. Così, una storia apparentemente scontata, diventa il più moderno strumento di indagine su come un uomo possa rovinarsi per una donna "che non era neanche il mio tipo!".

Federico Tiezzi dirige il suo nuovo spettacolo al teatro Gobetti di Torino, nell'ambiti della stagione del Teatro Stabile, fino a domenica 17 febbraio prossimo, a partire da uno dei più grandi autori dell’Ottocento: Marcel Proust. Parte essenziale del primo volume della Recherche, Un amore di Swann è un romanzo nel romanzo e pare pensato dal suo autore anche come “dramma” di grande, tragicomica teatralità. Inizialmente non inserito nel piano originale del’opera, Un amore di Swann è un episodio estraneo, il racconto in terza persona di un’avventura passata, anteriore alla nascita del protagonista. Esso serve a introdurre il personaggio di Charles Swann, alter ego del protagonista, suo modello in tutto il romanzo, e il primo quadro della società parigina, la cui evoluzione nel corso del tempo è uno dei temi del romanzo. Tre sono i personaggi principali: Charles Swann, ricco ed elegante uomo di mondo; Odette de Crecy, bella cortigiana raffinata e opportunista per la quale l’uomo perde la testa; infine Madame Verdurin, ricchissima e snob, animatrice di un salotto nel quale nascerà l’amore tra Swann e Odette.

Proust descrive la storia di un tormento, di un amore che diventa ossessione, malattia, rovina: una vicenda di passione, gelosia, tradimenti nella Parigi della mondanità di fine Ottocento. La passione che divora Swann è il tema di questo spettacolo: amore come gelosia, tradimento, ansia, angoscia, solitudine. Ma anche gioia di possesso, condivisione, forza sensuale…A questo si aggiunge il risvolto pirandelliano che si esplica nel mistero della natura di ogni essere umano,
sempre sfuggente: Odette, che appare a Swann come una donna quasi irraggiungibile non è altro che una ex-prostituta. Ritratto di una società in via di disfacimento e analisi accorata ma anche spietata dei moti dell’animo e delle leggi dell’amore, Un amore di Swann offre la possibilità di una drammaturgia asciutta e tagliente, spumeggiante di toni comici e drammatici, dolenti e ferocemente ironici. Si tratta di una
 messinscena in bilico tra il comico e il drammatico, feroce ed ironica al tempo stesso nella sua indagine sui moti del cuore che possono rendere instabile un individuo.

 

Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2013 13:27

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